La “minaccia bolscevica” nell’Italia del 1943
Relazione di Rocco Melegari
Videoconferenza n. 60 / venerdì 18 settembre 2026
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ABSTRACT
Nella primavera-estate 1943 non vi erano le condizioni perché in Italia si verificasse una rivoluzione di stampo sovietico. La presenza del Partito comunista nelle fabbriche, per quanto rafforzatasi nel corso della crisi bellica, era lungi dal contare una ramificazione estesa e la sua stessa organizzazione scontava anni di repressione, organi al confino e incerti legami con le altre forze antifasciste. Tuttavia, ciò non toglie che, tanto nella classe dirigente quanto in buona parte dei ceti medi, fosse radicato il terrore verso un possibile insorgere dei “rossi” in un contesto di disfacimento nazionale, specialmente a seguito dei noti scioperi del marzo 1943.
D’altronde, un nemico ormai alle porte, un regime fortemente indebolito, una componente operaia in fermento e un esercito ormai privo di capacità militari concorrevano a far percepire l’Italia del 1943 come un paese pericolosamente simile alla Russia del 1917, cioè sull’orlo della rivoluzione. Basandosi su documenti amministrativi, militari, civili e vaticani, l’intervento metterà in luce come proprio su questa percezione si giocò una partita fondamentale per il futuro della nazione. Una sfida cruciale per comprendere come il Paese si rapportò al 25 luglio e alle decisioni prese dopo l’8 settembre.
CURRICULUM VITAE
Rocco Melegari (1996) ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze storiche presso l’Università la Sapienza di Roma nel 2025. Dal 2017 ad oggi è stato ricercatore presso l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma, di cui dal settembre 2025 è pure membro del Comitato didattico-scientifico. Dal 2024 è anche collaboratore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena nel progetto Atlante per le formazioni partigiane. Fra il 2025 e il 2026 ha avuto una borsa di ricerca presso l’Università di Colonia nel contesto del progetto NS-Täter in Italien (1943-1945), coordinato dal professor Carlo Gentile. Nel corso del 2026 è stato borsista presso l’Istituto storico germanico di Roma con due diversi progetti di ricerca: Vescovi, comandi tedeschi e autorità fasciste nell’Italia occupata (1943-1945); Pio XII, la Chiesa cattolica giapponese e il secondo dopoguerra (1945-1958), attualmente in corso. Dal 2022 è membro della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco) e dal 2024 è membro dell’Association for the Study of Modern Italy (Asmi). Ricordiamo alcune delle sue pubblicazioni:
(2021) «Ognuno torni al suo posto». Il Nord Italia dopo l’8 settembre nei documenti tedeschi. Ortskommandanturen, prefetti, industrie, in «Giornale di storia contemporanea», anno XXV, n. 1, pp. 159-178.
(2023) Una memoria spezzata. L’8 settembre 1943 nelle relazioni degli ufficiali italiani, in «Studium», anno CXIX, n. 2, pp. 210-234.
(2024) Pasta razziata. La Barilla in tempo di guerra (1940-1945), in La sottrazione nazista di risorse dall’Italia occupata, a cura di Nicola Labanca e Giovanni Sciola, Viella, Roma, pp. 525-544.
(2025) «Il tuo nome sarà “Annibale”». La Resistenza di Luigi Rastelli, Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma, Parma.
(2026) «Il solco profondo». Conflittualità e divergenze alla nascita della repubblica fascista (settembre-ottobre 1943), in La Repubblica sociale italiana come Stato. Apparati, centri di potere e conflitti, a cura di Filippo Focardi, Domenico Guzzo, Roberta Mira e Simona Salustri, Clueb, Bologna, pp. 77-95.
(2026) I Quarantacinque giorni. Il governo Badoglio, l’Italia, l’8 settembre, Carocci, Roma.

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