Tedeschi e italiani in Unione Sovietica (1941-1956)

Prigionieri tra guerra nazifascista e guerra fredda


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Videoconferenza n. 57 / venerdì 24 aprile 2026

ABSTRACT

La guerra sul fronte orientale, iniziata il 22 giugno 1941, terminò l’8 maggio 1945 con la conquista di Berlino da parte dell’Armata Rossa, evento che inaugurò una nuova fase della storia europea, con la divisione della Germania in due aree poste rispettivamente sotto l’influenza degli occupanti occidentali e sovietici, dalle quali sarebbero poi nate le due repubbliche Federale e Democratica. In questo processo di transizione dalla sconfitta dell’impero nazista alla ricostruzione della Germania postbellica ebbero un ruolo significativo i prigionieri di guerra detenuti nei campi sovietici. I prigionieri di guerra costituirono anzitutto un notevole capitale di forza lavoro per l’URSS. Inoltre, nei campi di prigionia furono creati circoli antifascisti, dove fuoriusciti comunisti e agenti dell’NKVD (la polizia politica sovietica) indottrinavano i prigionieri per rieducarli politicamente. La minoranza di prigionieri tedeschi che diede vita al “Comitato Nazionale Germania Libera” contribuì alla riorganizzazione sovietica della Germania Est, sfruttando figure di spicco come Friedrich Paulus, Walther von Seydlitz-Kurzbach, Ernst Rühle e Heinrich Graf von Einsiedel.

Diverso fu il destino dell’esile gruppo dei prigionieri italiani in URSS. Sfruttati come forza lavoro e sottoposti alla rieducazione politica, nell’Italia del dopoguerra questo gruppo fu soprattutto usato per alimentare la campagna politica anticomunista. I prigionieri italiani che parteciparono ai circoli antifascisti, invece, non ebbero un peso significativo nel dibattito politico italiano. Anzi furono spesso accusati di tradimento e in alcuni casi puniti e radiati dall’esercito, come accadde al capitano del Battaglione «Monte Cervino» Giuseppe Lamberti, attivista antifascista e collaboratore attivo del giornale murale «L’Alba». In questa relazione saranno presentati alcuni dati numerici relativi alla prigionia in mano sovietica e verranno descritte le condizioni in cui si svolsero la rieducazione politica e la vita nei campi di lavoro. Il confronto fra l’esperienza tedesca e quella italiana porterà in luce specificità, differenze e il significato che le due vicende assunsero – anche per mezzo di una copiosa memorialistica – nella costituzione dei nuovi equilibri geopolitici europei nei primi due decenni della guerra fredda.

CURRICULUM VITAE

Gianluca Cinelli ha ricevuto il dottorato di ricerca in italianistica presso lo University College Cork nel 2008. È ricercatore in italianistica e letteratura comparata e alumnus della Fondazione Alexander von Humboldt. Ha insegnato letteratura italiana all’Università di Francoforte sul Meno tra il 2013 e il 2014 e come visiting lecturer nelle Università di Brema, di Marburgo, di Milano, di Perugia, di Roma e per lo University Studies Abroad Consortium dell’Università della Tuscia. Ha pubblicato articoli e monografie a livello internazionale su Nuto Revelli, su Mario Rigoni Stern, su Primo Levi, su Alessandro Manzoni, su Joseph Conrad, su Herman Melville e su Ernst Jünger. I suoi interessi accademici includono la memorialistica europea delle due guerre mondiali. È uno dei fondatori e redattori della rivista «Close Encounters in War» (www.closeencountersinwar.org) e dal 2024 conduce il progetto di storia orale «MemoGen» sull’eredità della Seconda guerra mondiale nella memoria della cosiddetta «terza generazione». Ricordiamo alcune delle sue pubblicazioni:

(2011) Nuto Revelli. La scrittura e l’impegno civile, dalla testimonianza della Seconda Guerra Mondiale alla critica dell’Italia repubblicana, Aragno, Torino.

(2013) La memoria della prigionia sovietica e la restaurazione dell’identità nazionale in continuità con il fascismo, in «Il presente e la storia», anno XXII, n. 84, pp. 121-150.

(2014) Prigionieri nei Lager di Stalin e di Hitler. L’esperienza del totalitarismo nella memorialistica italiana e tedesca, Primalpe, Cuneo.

(2022) Le guerre di Mario Rigoni Stern. Trauma, racconto, guarigione, Perugia, Morlacchi.

(2025) La Seconda guerra mondiale raccontata dalla terza generazione (1965-1985). Lineamenti e prospettive di una ricerca di storia orale, assieme a Patrizia Piredda, in «Il presente e la storia», anno XXIV, n. 107, pp. 189-208.


Cronologia minutaggio della videoconferenza

La cronologia della videoconferenza verrà aggiunta non appena possibile, dopo la pubblicazione del video.


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