Le artiglierie d’armata e di corpo d’armata dell’Armir

Il Regio Esercito partecipò alla campagna sul fronte orientale schierando «grandi unità», come le divisioni[1], ma affiancando loro altre truppe e/o servizi di varie dimensioni e specialità (come artiglieri, mitraglieri, chimici ecc.). Questi ultimi erano nella disponibilità dei comandi di corpo d’armata[2] o di quello dell’armata, per poi essere spostati, secondo le necessità del quadro strategico o delle esigenze tattiche del momento, a questo o a quel comando operativo subordinato. Tra le varie specialità vi erano le artiglierie di maggior calibro e potenza, dette di corpo d’armata e d’armata. Questo articolo vuole essere un contributo alla conoscenza della loro provenienza, del loro posizionamento sul fronte del Don e della loro sorte.

Le artiglierie d’armata e di corpo d’armata arrivarono al fronte organizzate in «raggruppamenti» e furono poi utilizzate, di norma, nei «gruppi» che li costituivano fin dalla loro partenza dall’Italia. Ogni singolo gruppo disponeva di un reparto comando, di un reparto munizioni e viveri e di tre batterie. Ognuno di questi disponeva di 100-150 uomini tra soldati e ufficiali, per cui, complessivamente, i «gruppi» risultavano essere piccole unità di circa 700 militari. Il reparto munizioni e viveri provvedeva a procurare, a mantenere efficiente e a distribuire tutto ciò che serviva al funzionamento dell’intero reparto, dalle munizioni per i 12 pezzi d’artiglieria in dotazione (4 per ciascuna delle tre batterie) alla loro manutenzione, per giungere alla provvista del cibo necessario per l’intero gruppo. Tutti i gruppi erano motorizzati sia per il traino dei pezzi che per il trasporto dei militari.

Con destinazione fronte orientale si diede vita a tre Raggruppamenti artiglieria di corpo d’armata, con gli indicativi 2°, 11° e 30°, e ad un Raggruppamento artiglieria d’armata, il 9°. I primi trassero mezzi e uomini dai «reggimenti pesanti campali» o di «artiglieria di corpo d’armata», mentre il secondo li trasse, prevalentemente, da quelli «pesanti» o «d’armata». L’articolo 11 della legge n. 368 dell’Ordinamento del Regio Esercito (9 maggio 1940) prevedeva l’esistenza di 18 reggimenti artiglieria di corpo d’armata e di 5 reggimenti artiglieria d’armata. I reggimenti artiglieria di corpo d’armata, per i quali disponiamo di questo unico e non confrontato elenco, erano i seguenti:

  • 1° Reggimento, presso Casale Monferrato (AL);
  • 2° Reggimento, presso Acqui Terme (AL);
  • 3° Reggimento, presso Cremona;
  • 4° Reggimento, presso Mantova (Bolzano?);
  • 5° Reggimento, presso Pola;
  • 6° Reggimento, presso Modena;
  • 7° Reggimento, presso Livorno;
  • 8° Reggimento, presso Roma;
  • 9° Reggimento, presso Foggia;
  • 10° Reggimento, presso Caserta;
  • 11° Reggimento, presso Cormons (GO);
  • 12° Reggimento, presso Palermo;
  • 13° Reggimento, presso Macomer (NU);
  • 14° Reggimento, presso Treviso;
  • 15° Reggimento, presso Pietra Ligure (SV);
  • 20° Reggimento, presso Tripoli (Libia);
  • 21° Reggimento, presso Bengasi (Libia);
  • 22° Reggimento, presso Tirana (Albania).

Segue l’elenco dei reggimenti artiglieria d’armata, con accanto la località in cui si trovava il rispettivo deposito:

  • 1° Reggimento, Torino;
  • 2° Reggimento, Alessandria;
  • 3° Reggimento, Reggio Emilia;
  • 4° Reggimento, Piacenza;
  • 5° Reggimento, Riva del Garda (TN).

Tra i Raggruppamenti artiglieria di corpo d’armata, con gli indicativi 2°, 11° e 30°, l’ultimo era già in Russia dal 1941 con lo Csir (poi diventato XXXV Corpo d’armata), mentre gli altri due arrivarono con l’Armir nell’estate 1942. È facile immaginare che i tre raggruppamenti fossero previsti «in appoggio» ai tre corpi d’armata dell’Armir, in un rapporto 1:1. L’Armata italiana, in realtà, sul fronte del Don ebbe sotto di sé 4 corpi d’armata: il II, il XXXV (già Csir), il Corpo d’armata alpino e il XXIX. Quest’ultimo era un corpo d’armata tedesco, ma nell’autunno-inverno 1942, pur avendo Comando e servizi germanici, aveva alle proprie dipendenze soltanto divisioni italiane.

Nelle righe che seguono vengono descritte la composizione, la provenienza e la dotazione dei tre raggruppamenti artiglieria di corpo d’armata finiti in Russia. Le singole batterie dei diversi gruppi d’artiglieria, ciascuna dotata di 4 pezzi o bocche da fuoco, erano a loro volta numerate: quelle delle artiglierie di corpo d’armata ricominciavano da 1 ad ogni gruppo (quelle d’armata, invece, erano progressive). I tre raggruppamenti erano dotati di tre diverse bocche da fuoco:

  • obice da 149/13, pezzo di preda bellica della Guerra 1915-18;
  • cannone da 105/28, pezzo di produzione italiana risalente al 1914;
  • cannone da 105/32, pezzo di preda bellica della Guerra 1915-18 (modificato nel 1938).

Ricordiamo che la frazione con cui si denomina il singolo pezzo d’artiglieria fornisce due dati fondamentali: il numeratore indica in millimetri il diametro della canna, cioè l’ampiezza della bocca da fuoco; il denominatore, invece, indica il rapporto fra la lunghezza totale della canna e il diametro della canna stessa, fornendo un numero che si definisce «calibro». Il cannone da 105/32, ad esempio, era una bocca da fuoco di 105 mm di diametro lunga 32 calibri, cioè 3.360 mm o 3,36 metri.

2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata

Provenienza: 2° Reggimento artiglieria di corpo d’armata, presso Acqui Terme (AL);

Gruppi:

  • CIII, su obici da 149/13;
  • CCXXIII, su obici da 149/13;
  • CXXIV, su obici da 149/13;
  • XXIII, su cannoni da 105/28;
  • III, su cannoni da 105/28.

11° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata

Provenienza: 11° Reggimento artiglieria di corpo d’armata, presso Cormons (GO);

Gruppi:

  • LI, su cannoni da 105/32;
  • LII, su cannoni da 105/32;
  • LIII, su cannoni da 105/32;
  • CXVII, su obici da 149/13.

30° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata

Gruppi/provenienza:

  • LX, su cannoni da 105/32, da Cremona;
  • LXI, su cannoni da 105/32, da Mantova;
  • LXII, su cannoni 105/32, da Modena[3].

Il 9° Raggruppamento artiglieria d’armata, invece, venne costituito a Piacenza il 15 gennaio 1941, presso il Deposito del 4° Reggimento artiglieria d’armata. Il 10 maggio 1942 esso passò alle dipendenze del Comando artiglieria dell’8ª Armata (Armir)[4]. Agli ordini del colonnello Mario Onorati, il raggruppamento era formato da 6 gruppi, ciascuno di 700/800 uomini (come per i precedenti di corpo d’armata). I pezzi in dotazione erano di tre tipi:

  • obice da 149/28, di produzione tedesca (Schwere Feldhaubitze 18); lo ebbero due gruppi al fronte russo e altri due in Africa settentrionale;
  • cannone da 149/40, di produzione italiana (impiantata nel 1935); equipaggiò tre gruppi al fronte russo (36 pezzi) e uno in Africa settentrionale (12 pezzi)[5];
  • obice da 210/22, di produzione italiana (avviata nel 1938); lo ebbe solo il LXXIII gruppo al fronte russo (12 pezzi)[6].

Di seguito forniamo un riepilogo dei gruppi, con rispettivi pezzi in dotazione, batterie e provenienza (l’indicativo delle singole batterie è progressivo per i soli reggimenti artiglieria d’armata):

  • XXIV gruppo (batterie 1ª, 2ª e 3ª), su obici da 149/28, dal 1° Reggimento artiglieria di corpo d’armata presso Casale Monferrato (AL);
  • XXXI gruppo (batterie 92ª, 93ª e 94ª), su cannoni da 149/40, dal 2° Reggimento artiglieria d’armata presso Alessandria;
  • XXXII gruppo (batterie 82ª, 83ª e 84ª), su cannoni da 149/40, dal 3° Reggimento artiglieria d’armata presso Reggio Emilia;
  • XXXIV gruppo (batterie 89ª, 90ª e 91ª), su cannoni da 149/40, dal 1° Reggimento artiglieria d’armata presso Torino;
  • L gruppo (batterie 1ª, 2ª e 3ª), su obici da 149/28, dal 2° Reggimento artiglieria di corpo d’armata presso Acqui Terme (AL);
  • LXXIII gruppo (batterie 176ª, 177ª e 178ª), su obici da 210/22, dal 5° Reggimento artiglieria d’armata presso Verona/Riva del Garda (TN).

Come si vede, alla costituzione del 9° Raggruppamento artiglieria d’armata concorsero reggimenti sia di corpo d’armata che d’armata. La partenza per il fronte orientale dei singoli gruppi dell’artiglieria d’armata avvenne dalle seguenti località:

  • XXIV gruppo: Moncalvo d’Asti (AT);
  • XXXI gruppo: Villa Literno (CE);
  • XXXII gruppo: Guastalla (RE);
  • XXXIV gruppo: Venaria Reale (TO);
  • L gruppo: Rivalta Bormida (AL);
  • LXXIII gruppo: Verona.

All’arrivo in Russia il LXXIII gruppo, l’unico dotato di obici da 210/22, venne smembrato: trattenne solo la 176ª batteria e sostituì le altre due con quelle di altri gruppi. L’organico dei gruppi coinvolti nella modifica risultò essere il seguente:

  • XXXI gruppo: batterie 92ª, 94ª e 177ª;
  • LXXIII gruppo: batterie 90ª, 93ª e 176ª;
  • XXXIV gruppo: batterie 89ª, 91ª e 178ª.

Ci sono due momenti topici nella narrazione della tragedia di Russia: dicembre 1942 e gennaio 1943. Sono due fotocopie in quanto a disastro, eppure si succedettero ad un mese di distanza l’uno dall’altro. Prima toccò alle divisioni di fanteria (a partire dall’ 11 dicembre 1942) e poi alle divisioni alpine (a partire dal 15 gennaio 1943). Furono gli avvenimenti che posero fine alla presenza del Regio Esercito al fronte orientale come forza combattente[7]. Tale presenza era iniziata con lo Csir nel luglio 1941 e si era poi ingigantita, in quanto a forze coinvolte, con l’affluenza dell’Armir nell’estate del 1942.

Anche i vari raggruppamenti e gruppi di artiglieria di cui parliamo seguirono l’evolversi della situazione: essi arrivarono al fronte orientale in tempi diversi, furono spostati a seconda del variare delle necessità e vennero messi sotto comandi tattici che potevano variare di volta in volta. La tabella sottostante fotografa la situazione alla metà del dicembre 1942.


VERSIONE TABELLA

DivisioneReggimenti di fanteriaReggimento artiglieria divisionaleCorpo d’armata a di appartenenzaRaggruppamenti artiglieria di corpo d’armata assegnati al Corpo d’armata  Gruppi del 9° Raggruppamento artiglieria d’armata assegnati al corpo d’armata  
Sforzesca53° e 54°17°XXIXIII gruppo del 2° Raggruppamento[8]XXIV
Torino81° e 82°52°XXXII
Celere3° e 6°120°LXXIII
Ravenna37° e 38°11°, poi 121°II2° Raggruppamento (meno il III gruppo)  XXXI
Cosseria89° e 90°37°, poi 108°
Pasubio79° e 80°XXXV30° RaggruppamentoL XXXIV
Vicenza277° e 278°nessuno[9]  Corpo d’armata alpino11° Raggruppamento + 2ª batteria del III grupponessuno
Tridentina5° e 6°
Julia8° e 9°
Cuneense1° e 2°

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Appare evidente come la presenza del XXIX Corpo d’armata, tedesco nei comandi ma italiano nei reparti dipendenti, abbia causato una diluizione delle artiglierie di corpo d’armata e d’armata previste per appoggiare i soli tre corpi d’armata dell’Armir.

Una comprensione più chiara del posizionamento dei vari gruppi d’artiglieria sul fronte del Don nell’inverno 1942-1943 è possibile grazie alle mappe sotto riportate, che fanno parte dell’archivio di documenti appartenuto al generale Kurt von Tippelskirch, ufficiale a capo del Nucleo di collegamento tedesco presso l’8a Armata italiana. L’archivio, requisito dagli americani in Germania alla fine della Seconda guerra mondiale, venne microfilmato negli anni ’60 ed è depositato a Washington presso la National Archives and Records Administration (Nara), sotto la segnatura «Microcopy T-501, roll 328».

MAPPA 1

Posizioni dei gruppi sui fronti dei Corpi d’armata II e XXXV


MAPPA 2

Posizioni dei gruppi sul fronte del XXIX Corpo d’armata


MAPPA 3

Posizioni dei gruppi d’artiglieria sul fronte del Corpo d’armata alpino

Facciamo alcune precisazioni. In mappa 1 la singola batteria del CXXIV gruppo aggregata alla Divisione Cosseria è la 1ª, mentre le altre due batterie del gruppo rimasero con la Divisione Ravenna[10]. In mappa 2 il III gruppo è posizionato così come indicato dal diario storico della Divisione Torino[11] e dal diario storico del 2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata[12]. Da quest’ultima fonte si apprende che in data 10 novembre la 2ª batteria del III gruppo era stata assegnata al Corpo d’armata alpino. Nessuna nota, invece, giustifica l’indicazione che del XXIV gruppo si fa in mappa 3 assegnandolo al Corpo d’armata alpino, come peraltro indica anche la monografia dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito sulle operazioni al fronte russo[13]. Tale gruppo, invece, risulterebbe, assegnato al XXIX Corpo d’armata, segnatamente alla Divisione Sforzesca, come confermato in mappa 2. L’ordine di presentazione delle mappe è in funzione del succedersi degli avvenimenti, più che della successione sul terreno dei vari corpi d’armata. L’11 dicembre 1942 iniziarono le azioni sovietiche nei confronti dei Corpi d’armata II e XXXV, che poi coinvolsero anche il XXIX. Il 15 gennaio 1943, invece, ebbe inizio l’avvolgimento del Corpo d’armata alpino, che occupava la posizione più a nord dell’intera Armir.

La ricostruzione delle vicende dei singoli gruppi d’artiglieria, la cui entità – ricordiamolo – era di 700/800 uomini, è difficoltosa e d’altra parte non rientra fra gli scopi di questo articolo. Essi seguirono e condivisero, ovviamente, la sorte delle unità attigue a cui furono aggregati. In linea generale, per quanto riguarda le diverse ritirate, che ebbero comunque in comune la direzione ovest, si può indicare quanto segue:

  • I superstiti dei gruppi schierati con il II Corpo d’armata ripiegarono nei giorni in cui i sovietici effettuarono lo sfondamento ma non erano ancora penetrati in profondità alle spalle delle nostre linee. Le loro mete divennero le basi logistiche delle retrovie o il costituendo fronte che i reparti della Divisione Julia stavano urgentemente approntando per coprire il fronte sud del Corpo d’armata alpino.
  • Il XXIII gruppo e la 1ª batteria del CXXIV, dopo la rottura del fronte sul II Corpo d’armata, ripiegarono sul Corpo d’armata alpino e vennero da questo presi in forza. Non è certo ma probabile che il primo abbia combattuto a Selenyj Jar[14], mentre la seconda, dotata di nuovi pezzi d’artiglieria, venne assegnata alla difesa di Rossoš[15] e finì travolta dai sovietici quando questi riconquistarono la città (15-16 gennaio 1943).
  • I superstiti dei gruppi schierati con il XXXV Corpo d’armata e con la Divisione Torino confluirono nel cosiddetto blocco nord. Il loro ripiegamento iniziò quando le retrovie erano ormai percorse dalle truppe corazzate sovietiche, cui si stavano aggiungendo le divisioni di fucilieri. Le vicende di questi uomini furono particolarmente tragiche[16]. Percorso diverso ebbe la sola 176ª batteria del LXXIII gruppo, che confluì nella cosiddetta colonna Longo, la quale venne interamente distrutta già il secondo giorno del ripiegamento.
  • I gruppi schierati con la Divisione Sforzesca iniziarono il ripiegamento con i carri armati sovietici in arrivo nelle loro retrovie, dando vita al cosiddetto blocco sud[17].
  • I gruppi schierati col Corpo d’armata alpino iniziarono il ripiegamento assieme a quest’ultimo nel gennaio 1943, anche in questo caso con reparti sovietici già nelle retrovie. Essi confluirono nelle colonne delle unità cui erano attigui e ne condivisero le sorti. La 2ª batteria del III gruppo, già assegnata al Corpo d’armata alpino il 16 novembre 1942, venne aggregata alla Julia e la seguì a Selenyj Jar il 20 dicembre[18]. Secondo quanto riportato da Carlo Vicentini, anche le tre batterie del LI gruppo e una del CXVII furono assegnate alla Julia a Selenyj Jar[19].

In conclusione, nessuno dei pezzi assegnati ai vari gruppi d’artiglieria uscì dalle sacche.

I vari spostamenti e le varie aggregazioni giustificano parzialmente la confusione con cui i gruppi furono indicati nelle relazioni e, a volte, anche sulle mappe. L’appartenenza al Raggruppamento artiglieria d’armata o ai tre di corpo d’armata diventò un dettaglio secondario nel registrare il reparto dei singoli artiglieri caduti. Filtrando l’elenco presente nel sito ufficiale dell’Unione nazionale italiana fra reduci di Russia (Unirr), attraverso i nomi indicanti i diversi gruppi o raggruppamenti artiglieria di corpo d’armata e d’armata, si ha il numero di caduti della colonna di sinistra nella tabella che segue. Nella colonna di destra, invece, riportiamo le cifre dei caduti indicate nella monografia dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito (Ussme) sulle operazioni italiane al fronte russo.

Tabella 2

 Unità  Caduti per fonte
Unirr [20]Ussme [21]
Artiglieria di corpo d’armata2° Raggruppamento63400
CXXIV gruppo1
11° Raggruppamento1319834
30° Raggruppamento958480
      Artiglieria d’armataXXIV gruppo0 
XXXI gruppo12 
XXXII gruppo3 
XXXIV gruppo13 
L gruppo0 
LXXIII gruppo196 
9° Raggruppamento2036442

La dimensione della tragedia che fu non viene certo inficiata dall’incertezza di questa tabella, ma dal confronto dei dati qualche perplessità e qualche amarezza rimangono e inducono a suggerire ulteriori approfondimenti a chi vada in cerca di notizie sui singoli caduti.

Un’ultima nota si può ricavare dalle località citate nelle motivazioni per il conferimento delle decorazioni alla unità combattenti[22], che restituiscono indirettamente informazioni sui diversi fronti cui furono assegnati i singoli raggruppamenti d’artiglieria:

2° Raggruppamento di corpo d’armata, medaglia d’argento al valor militare:

  • Ansa del Don – quota 220, 21-25 agosto 1942;
  • Krasno-Orekhovo – Svinjuka, 10-12 settembre 1942;
  • Fronte del Don, 11-19 dicembre 1942;
  • Golubaja Kriniza – Selenyj Jar[23], 19 dicembre1942-17 gennaio 1943.

11° Raggruppamento di corpo d’armata, medaglia d’argento al valor militare:

Novo Gorlovka – Belogorje – Novaja Kalitva – Opyt – Vschijova – Nikolaevka, luglio 1942-febbraio 1943.

30° Raggruppamento di corpo d’armata:

  • Croce di guerra al valor militare: fronte russo, agosto 1941-maggio 1942;
  • Medaglia d’argento al valor militare: fronte russo, luglio-settembre 1942;
  • Medaglia d’oro al valor militare: fronte russo, dicembre 1942-febbraio 1943.

9° Raggruppamento d’armata, medaglia d’argento al valor militare:

  • Ansa di Verkhnij Mamon – Gadjuče – Bogučar – Čertkovo – Krasnogorovka – Monastyrščina – Bogomolov – Konovalov – Frolovskij – Nowo Kriskoj – Verkhnij Singin – Jagodnyj – Novo Astachof – Kašary, agosto 1942-18 gennaio 1943[24].

[1] Inizialmente tre: due di fanteria autotrasportabile (Pasubio e Torino) e una «celere» (Principe Amedeo duca d’Aosta); poi altre 7: una ordinaria (Cosseria), due da montagna (Ravenna e Sforzesca), tre alpine (Tridentina, Julia e Cuneense) e una da occupazione (Vicenza).

[2] Inizialmente uno, il Corpo di spedizione italiano in Russia o Csir; poi tre: lo Csir (divenuto in seguito XXXV), il II e il Corpo d’armata alpino, compresi  nell’Armata italiana in Russia (Armir).

[3] Vedi C’ero anch’io!…, a cura del Comitato reduci 30° Reggimento artiglieria di corpo d’armata, s.n., Abbiategrasso 1970.

[4] Archivio dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito (d’ora in poi Aussme), N/1-11, busta 776, diario storico del 9° Raggruppamento artiglieria d’armata, maggio-giugno 1942.

[5] Filippo Cappellano e Paolo Formiconi, Il cannone da 149/40 mod. 35, in «Storia militare», anno XIX (2011), n. 216, pp. 4-17.

[6] Filippo Cappellano e Nicola Pignato, L’obice da 210/22 mod. 35, in «Storia militare», anno XV (2007), n. 171, pp. 4-13.

[7] In realtà nel febbraio 1943 operò ancora un piccolo reparto combattente italiano, quello agli ordini del colonnello Mario Carloni, composto da bersaglieri, movieri e artiglieri per lo più già appartenenti alla colonna del 6° Reggimento bersaglieri, che il colonnello guidò nel corso della ritirata del cosiddetto «blocco sud».

[8] Dal 10 novembre 1942 la 2ª batteria del III gruppo venne assegnata al Corpo d’armata alpino e la restante parte del gruppo passò alla Divisione Torino. Vedi Aussme, N/1-11, busta 1204, diario storico del 2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata, novembre-dicembre 1942.

[9] In quanto grande unità addetta ai soli compiti di controllo del territorio, la Divisione Vicenza era sprovvista del classico reggimento artiglieria divisionale.

[10] Situazione registrata dal diario storico del 2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata in data 16 novembre 1942. Vedi Aussme, N/1-11, busta 1204, diario storico del 2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata, novembre-dicembre 1942.

[11] Aussme, N/1-11, b. 1555, allegato 5: Dislocazione [della Divisione Torino] al 15 dicembre 1942, p. 2; ivi, allegato 82: probabile lucido in scala 1:100.000 con su scritto Schieramento dell’artiglieria [aggregata alla Divisione Torino] alla data 23 novembre 1942.

[12] Vedi sopra, alla nota 8.

[13] Costantino De Franceschi, Giorgio de Vecchi e Fabio Mantovani, Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943), Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, Roma 1977, p. 324.

[14] Verbale di interrogatorio del reduce dalla prigionia in Urss Antonio Mangini, sottotenente del XXXIII gruppo del 2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata. Il reduce afferma di essere stato passato alla Divisione Julia il 13 dicembe 1942 e dichiara: «Dal 18 dicembre al 17 gennaio combattimenti continui». Aussme, M/9, busta 189, fascicolo 1, sottofascicolo «M». Potrebbero confermarlo i luoghi citati per la motivazione della concessione della medaglia d’argento al valor militare al 2° Raggruppamento artiglieria di corpo d’armata, per i quali vedi in fondo all’articolo.

[15] Verbale di interrogatorio del reduce dalla prigionia in Urss Egidio Zangrandi, capitano della 1ª batteria del CXXIV gruppo artiglieria, in Aussme, M/9, busta 187, fascicolo 4, sottofascicolo «Z».

[16] Esse sono oggetto di tre diverse videoconferenze che Fronte del Don ha organizzato, col titolo Note da documenti e memorie sulla 52° Divisione fanteria Torino. Vedi https://www.frontedeldon.it/category/videoconferenze/, alle date 20 maggio 2022, 16 dicembre 2022 e 23 giugno 2023.

[17] Vedi la videoconferenza La divisione sforzesca in Russia, a cura di Andrea Riva, in https://www.frontedeldon.it/videoconferenze/la-divisione-sforzesca-in-russia/.

[18] Natale Pia (a cura di Primarosa Pia), La storia di Natale. Da soldato in Russia a prigioniero nel lager, Jocker, Novi Ligure 2005, p. 34 dice dello spostamento della sua batteria al seguito della Divisione Julia nel trasferimento verso sud.

[19] Carlo Vicentini, Il sacrificio della Julia in Russia, Gaspari, Udine 2006, p. 106.

[20] Vedi https://www.unirr.it/ricerche/ricerca-nell-elenco-dei-caduti. L’elenco, tuttavia, è accessibile ai soci dell’Unirr.

[21] Vedi C. De Franceschi, G. de Vecchi e F. Mantovani, Le operazioni delle unità italiane al fronte russo, cit., p. 491.

[22] Ivi, p. 493.

[23] Località nello schieramento che la Divisione alpina Julia assunse quando venne inviata a coprire la falla provocata dallo sfondamento sovietico del dicembre del 1942.

[24] Le località qui indicate si distribuiscono sui fronti dei tre diversi corpi d’armata cui i gruppi furono assegnati.

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